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DIGITAL INDISPENSABILE PER FUNDRAISING E FINANZA SOCIALE

TUTTO COSPIRA AFFINCHÉ’ IL FAR DEL BENE, VENGA FATTO BENE E IN MODO PERFORMANTE

L’obiettivo degli ETS è quello di realizzare progetti finalizzati al bene comune.

Il fundraising è l’insieme delle strategie che permettono agli ETS il raggiungimento di tale obiettivo.

La finanza sociale è ciò che sostiene gli ETS nel percorso.

Il digital è lo strumento di accelerazione e misurazione di tale processo.

I dati emersi dai reports  sullo stato dell’arte della digitalizzazione in Italia ed il focus realizzato sul Terzo Settore conducono a pensare e “giustificano” in qualche modo il ritardo o mancato allineamento del Terzo settore alle sfide poste in essere dall'innovazione digitale.

Il dato confermato è l’Assenza di domanda, da parte delle organizzazioni non profit, di figure professionali esperte in digital fundraising ed in strumenti di finanza sociale (difficile non considerare i due, come compagni di viaggio) da inserire nel proprio organico, ed il ricorso a risorse esterne.

Cosa ha condotto a questa cattiva pratica, tanto da trasformarla in un’abitudine condivisa?

Il gap non è solo e semplicemente di carattere culturale, ma può essere ascritto a:

1. Elementi costitutivi propri del Terzo settore.

La nascita e sviluppo del mondo del volontariato, furono caratterizzati dall'azione di persone di buona volontà che, decisero di dedicare tempo e impegno in forma gratuita a una buona causa dalla quale, il più delle volte, erano coinvolti e toccati in modo diretto. La tendenza era di accettare “tutto da tutti” (in fondo era a fin di bene) e, dal momento che di bisogno ce n’è sempre, perché rifiutare una mano tesa?

2. L’incapacità di alimentare vision, o modificare le preesistenti, per “incontrare” i cambiamenti in atto nella società civile, costruendo intrecci relazionali inediti.

Nel tempo il Terzo settore ha preso consapevolezza che “piuttosto che fare “male”, meglio fare di meno” e, nella gara con il profit per la gestione dei servizi sociali, ha generato una forte spinta alla specializzazione delle professionalità, ma per lo più rivolte all'erogazione di servizi. Ciò non è accaduto sul versante del fundraising, della finanza e del digital, le cui competenze risultano ancora insufficienti o quasi assenti.

Pare quasi che la modalità di “fare il bene”, sia rimasta prigioniera di un certo paradigma culturale generazionale e che non abbia nessuna intenzione di passare il testimone alla nuova generazione. Ma una cosa è certa: non è più possibile comunicare né operare a prescindere dagli strumenti digitali e dalla tecnologia disponibile senza i quali non è più possibile esistere.

Vediamo in particolare come la riforma del Terzo renda la digitalizzazione una scelta inevitabile per i nuovi ETS:

  • Registro Unico nazionale per il Terzo settore: è pubblico e accessibile in modalità telematica; l’iscrizione è obbligatoria per poter usufruire della agevolazioni fiscali.

  • Impresa sociale: l’impresa sociale deve pubblicare il bilancio sociale sul proprio sito internet;

  • Gli ETS devono pubblicare on line il proprio bilancio e i compensi di alcune figure interne all'Ente. Tale obbligo dipende dall'entità delle entrate dell’ente;

  • Social bonus: gli ETS beneficiari delle donazioni del Social Bonus, devono pubblicare su una pagina dedicata del proprio sito l’ammontare, l’utilizzo e la destinazione di tali donazioni con l’obbligo di rendicontazione e aggiornamento dello stato dei lavori;

  • Servizio Civile Universale: l’iscrizione all'albo degli Enti di Servizio Civile Universale, così come i progetti degli Enti stessi, sono trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei ministri in modalità esclusivamente telematica;

  • CSV: vengono istituiti l’ONC (Organismo Nazionale di Controllo) che definisce territorialità e risorse per i CSV e OTC (Organismi Territoriali di Controllo) che ne definiscono la gestione. Entrambi pubblicano le loro relazioni annuali in modalità telematiche;

  • OdV e APS qualificate come ETS: devono pubblicare on line il proprio bilancio e i compensi di alcune figure interne all’Ente. Tale obbligo dipende dall’entità delle entrate dell’Ente;

  • 5X1000: viene fatto obbligo agli enti beneficiari di pubblicare sul proprio sito web rendiconto e relazione relativa alla destinazione e utilizzo delle somme ricevute.

Trova istituzionale riconoscimento l’attività di Fundraising all’art. 7 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017 n.117:

  1. Per raccolta fondi si intende il complesso delle attività ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva.

  2. Gli enti del Terzo settore, possono realizzare attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico.

Due, inoltre, gli strumenti di Finanza Sociale, previsti dal legislatore (art. 78 D.Lgs. 117/2017; art. 18 D.Lgs. 112/2017) che incorporano la dimensione del digital fundraising:

  • Social Lending: prestito che i singoli cittadini possono erogare agli ETS, attraverso un portale online, per finanziare i loro progetti. Gli interessi percepiti saranno soggetti ad una tassazione agevolata (Banca Prossima con Terzo Valore)

  • Equity Crowdfunding: un’evoluzione del crowdfunding tradizionale che permette a una società di incassare finanziamenti online. Gli investitori che contribuiscono alla raccolta ottengono un titolo di partecipazione all’azienda, accedendo a tutti i diritti patrimoniali e amministrativi che ne conseguono. La Riforma ha incluso le imprese sociali nel grande gruppo dei beneficiari di questo innovativo strumento di digital fundraising.

Il digital ed i suoi strumenti accelerano i processi di conoscenza e di condivisione sempre più difficilmente attivabili nella sola dimensione fisica e che, proprio per questo, costituiscono un potente strumento con cui veicolare credibilità, trasparenza e valore dell’organizzazione non profit.

Tutti i donatori, volontari o potenziali tali, vogliono sapere e, in una manciata di secondi grazie al digital, tutti possono non solo sapere, ma anche misurare.

Lo stesso Google ha deciso di rivedere le regole di funzionamento degli strumenti dedicati al non profit esigendo:

  1. rilevanza

  2. pertinenza

  3. qualità

  4. performance elevate

pena la messa in pausa di tali privilegi. E parliamo di 10.000 $ di pubblicità gratuita al mese.

Da una parte il digital, che con la riforma è divenuto elemento indispensabile, richiede competenze specifiche e trasversali che necessitano di continui aggiornamenti formativi e operativi; dall'altra parte le competenze di chi lavora all'interno di una Onp, necessitano di un’empatia nella comunicazione e nel linguaggio che rifletta una vision ben chiara ed una mission consapevole.

Ma la rete, anche se indispensabile, non potrà mai costituire l’unica forma di partecipazione alla vita della comunità e del territorio d’appartenenza. L’incontro tra persone, che contenga la reciproca assunzione di responsabilità nella proposta, rimarrà sempre l’elemento imprescindibile e lo strumento privilegiato attraverso cui condividere e rinnovare la consapevolezza del proprio operare, misurandone insieme l’effettivo valore sociale ed il benessere per la società.

Appare dunque evidente che, dati ed articoli alla mano, non sia più sufficiente né permesso fare “appena” del bene: occorre farlo bene.

E non è più solo una questione di sentiment (cuore e disponibilità).

Senza una vera e propria strategia di fundraising ed una seria progettualità;
senza un’appropriata conoscenza degli strumenti messi a disposizione dal digital;
senza un networking ed una rete di partnership che affondi le radici nelle comunità e nei territori di appartenenza, le oltre 336.275 realtà non profit attive in Italia, con i loro 5 milioni 529 mila volontari e 788 mila dipendenti , con elevata probabilità saranno destinate a chiudere i battenti.
E sarebbe davvero un vero peccato ed una grande occasione persa.