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“Quando soffia forte il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri e chi, invece, mulini a vento”.

(Luigi Bobba Sottosegretario al Ministero del Lavoro)

Approvata la, tanto attesa, legge di Riforma del Terzo settore, le parole del Sottosegretario Bobba, sono ciò che meglio descrive la soddisfazione, la sfida e la speranza che in tanti, autorevoli esperti ed osservatori, ripongono sui decreti legislativi che il Governo ora è tenuto ad emanare entro il maggio 2017.

La prima novità fondamentale che la Riforma sancisce in modo definitivo è il cambiamento di logica nei rapporti tra autorità pubblica e Terzo settore.

Il passaggio cioè da un regime di autorizzazione ad uno di riconoscimento, con il superamento della mentalità assistenzialistica ed il passaggio da logiche “no profit” a quelle “not for profit”. La svolta culturale, da cui dipende l’emanazione dei decreti legislativi ed il buon esito della Riforma, è quella che rompe con la logica Stato – Mercato ed introduce il concetto di civilizzazione e umanizzazione dell’economia secondo cui l’attività svolta non è finalizzata alla mera massimizzazione di un profitto commerciale, ma si riconosce l’esistenza di soggetti che operano dentro il mercato, con una logica imprenditoriale, creando valore per la comunità.

Questa è la prima riforma organica dal dopoguerra ad oggi e, innovativamente, va a cogliere le nuove necessità della realtà economica e sociale proponendosi, da un lato, di riformare il Codice civile nel suo Titolo II del Libro I e, dall'altro, di emanare un Codice del Terzo settore. Si tratta, dunque, di un intervento di revisione completo che non si limita a una semplice raccolta dell’esistente, bensì ad armonizzare e semplificare l’attuale legislazione disorganica e frammentata.

Il cambio di rotta, effettuato dalla Legge Delega, è visibile innanzitutto nella scelta compiuta nel definire il Terzo settore, che non coincide più perfettamente con il concetto di non profit. Fermo restando il divieto di distribuzione di utili e ripartizione del patrimonio, l’assenza di uno scopo di lucro ed il perseguimento di un fine genericamente ideale, non sono più sufficienti per qualificare un ente come appartenente al Terzo settore. Divengono, infatti, prevalenti le finalità civiche, solidaristiche, di utilità sociale e la messa in moto e la realizzazione di attività di interesse generale, attraverso l’azione volontaria e gratuita, la mutualità, la produzione e lo scambio di beni e servizi a finalità sociali.

All'interno di una tale definizione, dal perimetro chiaro, ma piuttosto ampio, rientra a pieno titolo l’impresa sociale a cui sarà dedicato un decreto legislativo con l’obiettivo di creare le condizioni per la nascita e lo sviluppo di un polo di imprese sociali. Le misure che si prevede vengano attuate saranno volte a sostenere la nascita di startup sociali ed il passaggio di soggetti associativi, che gestiscono attività di impresa (circa 11mila), a modelli di impresa sociale.

Una seconda importante novità risiede nell'introduzione del Registro Unico Nazionale del Terzo settore, quale strumento di accesso alle misure di sostegno o facilitazioni che la legge metterà a disposizione di questi enti.

Il Registro si caratterizzerà per l’unitarietà territoriale e per la sua accessibilità, con lo scopo di garantire una maggiore uniformità nazionale, trasparenza e opportunità per far conoscere e riconoscere il Terzo settore alla società civile.

In questa nuova legge un posto di rilievo è occupato dal volontariato; la riforma, infatti, ne dilata la visione riservandogli ampio spazio e riconoscimento, con un decreto dedicato alle reti associative di secondo livello. Tali reti associative, tra cui i Centri di Servizio per il Volontariato, sono considerati luoghi di servizio e supporto del volontariato presenti in tutte le forme organizzative e giuridiche che compongono il non profit e non più solo per le organizzazioni di volontariato. La volontà di sostenere queste reti come aggregatori che svolgono una funzione di promozione, assistenza, monitoraggio e controllo, di oltre 300mila realtà associative, va nella direzione di dare solidità e continuità all'azione di queste reti e migliorare la qualità di insieme dell’azione del Terzo settore.

Con l’art. 8 della legge di riforma viene introdotta un’altra importante novità e ridefinita la disciplina del servizio civile, che da nazionale diviene universale, cioè aperto a tutti i giovani che intendono cogliere questa esperienza di impegno volontario. Le linee essenziali del decreto puntano a valorizzare il giovane volontario all'interno di un sistema allargato di welfare society con uno sguardo particolarmente attento a coloro che hanno meno opportunità sociali, formative e lavorative. Il servizio civile universale agirà, dunque, da “integratore sociale”, facilitandone l’accesso a coloro che rischiano di rimanere ai margini della vita sociale.

Un capitolo importante di questa legge è anche quello relativo al decreto sul 5 per mille, strumento di sussidiarietà fiscale, rilevante per i cittadini, che hanno la possibilità di scegliere a chi destinare le loro imposte, e per gli enti come strumento di sostenibilità alla loro attività. Questa revisione si inserisce all'interno della possibilità di rivedere in modo sostanziale la normativa fiscale per gli enti, al fine di renderla semplice, chiara e facilmente applicabile, affinché possa beneficiarne l’intera società civile. Occorrerà rivedere i criteri per l’accesso al beneficio, raccordandoli con quelli previsti per l’iscrizione al Registro del Terzo settore; introdurre criteri che rendano trasparente le forme di utilizzo delle risorse per garantire coerenza nell'impiego dei fondi raccolti.

Per la prima volta, con l’art. 7, c.3 una legge italiana introduce la valutazione dell’impatto sociale come strumento di verifica dell’efficacia delle attività svolte dai soggetti del Terzo settore. “Per valutazione dell’impatto sociale si intende la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all'obiettivo individuato”. Tale impulso fornito dalla norma, funzionale all'obiettivo di creare valore sostenibile, si inserisce nel tentativo di favorire e accompagnare l’incontro tra imprese profit e organizzazioni di Terzo settore che, pur provenendo da punti diversi ed opposti, hanno l’urgenza di misurare l’impatto e la qualità del proprio operato.

Una sfida impegnativa che ha bisogno, per essere vinta di lavoro e progressi di ricerca per giungere a metriche consolidate e delineare uno strumento di misurazione che sia semplice, unico e condiviso.

Orientare, misurare e valutare ciò che la propria organizzazione fa, in termini di impatto sulla comunità di riferimento, porta a maggior consapevolezza e costituisce un fattore di vantaggio che genera un circuito virtuoso di fiducia.