matching-profit-non-profit

Matching profit-non profit ha origine dall’incontro tra realtà del mondo non profit e le imprese, con l’obiettivo di innescare un ciclo virtuoso a valore aggiunto continuativo per i soggetti coinvolti, nuovi ETS e imprese, con un impatto positivo sul territorio e comunità.

Di cosa si tratta esattamente?

  • Non si tratta appena di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR).

La responsabilità sociale è uno strumento strategico che le imprese possono decidere di utilizzare (integrazione volontaria) per un proprio interesse. L’attivazione di politiche sociali e ambientali, ad esempio, ha ricadute positive su dipendenti e su territorio, di conseguenza sull’impresa stessa: il non farne buon uso sarebbe pertanto figlio di una visione strategica limitata.

La cosa certa è che la CSR rimane comunque una iniziativa propria e volontaria dell’impresa, che può influenzare positivamente anche realtà non profit presenti sul territorio.

  • Non si tratta neppure di cause related marketing (CRM)

Nel CRM, la partnership con il non profit è indispensabile, ma è limitata ad un progetto che, anche se di lungo periodo, è dipendente dalla risposta di clienti-consumatori: essa riguarda fondamentalmente il posizionamento di prodotti e afferisce a strategie comunicative. In tutto ciò l’impegno dell’organizzazione non profit non può essere messo in secondo piano.

Il successo della partnership, infatti, dipende dalla capacità dell’organizzazione non profit di strutturare un progetto in modo chiaro e definito, in grado di trasmettere vision, mission, esigenze economiche, criteri di fattibilità garantendone il monitoraggio delle iniziative. Il progetto inoltre deve sposare le logiche e gli obiettivi dell’impresa e dei suoi stakeholder, per facilitare l’individuazione dei vantaggi e la loro comunicazione.  Essenziale è chiedersi:

cosa può attivare il ciclo virtuoso che permette l’incontro profit-non profit, generando valore aggiunto continuativo?

La difficoltà maggiore non sembra risiedere nella mancanza di strumenti, né di norme, né di informazioni, quanto nella mancata assunzione di consapevolezza e riconoscimento dei rispettivi ruoli.

Condicio sine qua non dell’incontro è la presa di consapevolezza delle specifiche potenzialità ed il riconoscimento dei rispettivi bisogni.

  • Le imprese possono ispirare il bene sociale condivisibile dal non profit?
  • Perché un’impresa guidata dal generare profitto dovrebbe occuparsi di generare valore sociale sposando le buone cause degli ETS?
  • Il profit può essere un etico e valido interlocutore e generare così opportunità agli ETS?
  • Gli ETS sono pronti a riconoscere, cogliere e gestire le eventuali opportunità generate dal profit?

A gennaio 2018 New York Time e Forbes pubblicano la seguente notizia:

“Amazon, Berkshire Hathaway e JPMorgan puntano sulla sanità. I tre giganti della tecnologia, delle assicurazioni e della finanza stringono un'alleanza per creare una società sanitaria che, attraverso l’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, semplifichi il sistema e dia origine a una azienda senza incentivi a fare profitti”.

I 3 big pare stiano costruendo un nuovo business for-profit e non un'organizzazione senza scopo di lucro, simile ad una B Corporation (tra le più grande del mondo), società “legalmente obbligata” a servire la società e non solo gli azionisti: questo rappresenta uno straordinario cambio di prospettiva.

La costituzione di questa nuova società come azienda profit (piuttosto che come organizzazione non profit) presenta il vantaggio di consentire un più facile accesso a capitali e talenti, nonché l’opportunità di scalare il mercato a partire da necessità e opportunità presenti; la scelta, inoltre,  di una struttura legale di B Corp (piuttosto che di una struttura aziendale tradizionale), presenta il vantaggio di consolidare la fiducia di una comunità scettica, attraverso la garanzia di trasparenza e di orientamento allo scopo del bene sociale nel lungo periodo. Questa è un buona dimostrazione di come sia possibile usare la forza dei mercati per risolvere problemi sociali tra i più complessi.

Una società di assistenza sanitaria mega-B Corp costruita su una base legale, che colloca gli interessi della società alla pari con quelli degli azionisti, che incorpora le tecnologie più recenti, che ha accesso a enormi quantità di capitale a lungo termine e ai migliori talenti, che è dedicata a fornire assistenza sanitaria di alta qualità a prezzi accessibili, porta irrimediabilmente ad un cambiamento (forzato) degli equilibri di potere in essere: non solo all’interno del sistema sanitario, ma anche in quello finanziario e imprenditoriale.

La presa d’iniziativa dei tre fra gli uomini più potenti del mondo parte dal consapevole assunto che, operando in questo mondo (non solo) come imprenditori, sia necessario fare i conti con esso: un albero, anche se robusto, perderà forza e vigore nel lungo periodo se il terreno nel quale sono radicate le sue radici rimarrà privo di sostanza organica. Questa iniziativa, assunta da tre realtà profit, si prefigura come lungimirante risoluzione, condivisibile nella sua etica, a sostegno di una vasta parte della società civile in evidente difficoltà.

Laurence D. Fink, presidente e amministratore delegato di BlackRock, spiega in modo dettagliato e puntuale il perché un’azienda guidata dal generare profitto, dovrebbe occuparsi di generare valore sociale.

Fink nella sua lettera annuale ai vertici delle società partecipate, ha lanciato un chiaro messaggio:

“Se volete conservare il nostro appoggio dovete dare un contributo positivo alla società”.

Fink chiede alle società chiarezza sulla strategia di lungo termine:

“Vi chiedo di articolare pubblicamente la struttura strategica del gruppo e di dire con chiarezza che è stata approvata dal consiglio d’amministrazione. E’ fondamentale per capire le vostre politiche e come vi preparate alle sfide del futuro. Per sostenere le performance finanziarie, dovete capire l’impatto del vostro business sulla società, proprio come fate con i cambiamenti strutturali”.

Fink termina il suo “discorso” provocando le società a rispondere a una serie di quesiti che non possono, a parer suo, rimanere senza risposta.

“Chi non vuole perdere l’appoggio di BlackRock farebbe bene a rispondere rapidamente”:

  • Che ruolo gioco nella comunità?
  • Come stiamo gestendo il nostro impatto sull’ambiente?
  • Stiamo creando una forza di lavoro diversa?
  • Ci stiamo adattando ai cambiamenti tecnologici?
  • Stiamo riqualificando i nostri dipendenti per far fronte a un mondo sempre più automatizzato?
  • Stiamo preparando i nostri dipendenti alla pensione aiutandoli a investire in modo che riescano a raggiungere i loro obiettivi?

Rispetto ai tre big Fink compie un passo avanti: non solo risponde in prima persona con un gesto di impegno sociale rilevante e di impatto sociale impressionante, ma coinvolge in questo processo anche tutto il proprio networking e gli stakeholder, utilizzando il proprio potere in modo strategico ed a servizio della buona causa: “lui può dettare legge”.

Rispetto a tali cambiamenti in atto nel mondo del profit e del business, come si pongono i nuovi ETS e come possono affrontare le nuove sfide? I nuovi ETS possono e dovrebbero considerare il profit come interlocutore adeguato e volàno di opportunità?

Michael Porter ne parla al TEDGLOBAL 2013 sul tema: “Perché il business può essere utile nel risolvere i problemi sociali”.

“Sono un professore di economia aziendale, ma in realtà ho fondato, credo, quattro organizzazioni non profit. Ogni volta che mi interessava e mi rendevo conto di un problema sociale, fondavo un'organizzazione non profit. Questo è stato il modo in cui tutti abbiamo pensato di affrontare questi problemi: anche un professore di una scuola di business ci ha pensato in questo modo”.

Michael Porter, nell’analizzare le piaghe sociali con cui l’umanità da sempre combatte, parte da una domanda e da una constatazione per individuare il bisogno.

  • La domanda: “Qual è la difficoltà fondamentale che le organizzazioni non profit incontrano nel trattare i problemi sociali?”
  • La constatazione: “Se eliminiamo tutta la complessità, ciò che rimane è la non permanenza nel tempo. Le organizzazioni non profit fanno progressi, rendono evidenti benefici, rendicontano risultati, riescono a migliorare le cose, ma non ad avere un impatto su larga scala in modo continuativo”.
  • Il bisogno: non dispongono di risorse sufficienti.

La risposta, individuata da Porter per soddisfare il bisogno di risorse è decisamente chiara e così sintetizzabile:

  • Tutta la ricchezza è creata dal business.
  • Il business trova realizzazione nel momento in cui le imprese soddisfano i bisogni con profitto.
  • Il profitto risiede in quella piccola differenza tra il prezzo e il costo necessario all’azienda per produrre la soluzione a qualsiasi problema (sociale) individuato.

Questo profitto è magia perché permette a qualsiasi soluzione di produrre valore aggiunto in modo continuativo. Se, infatti, possiamo realizzare un profitto, possiamo farlo per 10, 100, un milione, 100 milioni, un miliardo. La soluzione individuata diventa autosufficiente ed è sostenibile.